Il mondo dell’automobile si trova di fronte ad un passaggio epocale nella sua lunga storia. Stretto il fenomeno del surriscaldamento globale del pianeta, le aspirazioni dei propri consumatori verso acquisti più responsabili, e la crescente insicurezza nei rifornimenti di petrolio, dovrà prima i poi avviare una drastica riduzione delle emissioni di CO2.
E mentre i giganti emergenti di Cina, l’India e l’Asia saranno probabilmente in grado di evitare di ripetere gli errori delle nazioni più sviluppate, i legislatori europei hanno avanzato i primi timidi tentativi di riforma culturale, adottando leggi e sanzioni fiscali, purtroppo ancora insufficienti, con l’obiettivo di una inversione del trend energivoro dell’industria dell’auto.
La crisi finanziaria, come un invisibile ma onnipresente terremoto, si è impossessata del mondo. La paura è prevalente ed i consumatori tendono a spendere meno o a ritardare gli acquisti, portando ad una contrazione del mercato. Eppure questa fase può rappresentare un’opportunità unica per l’industria dell’auto: quando il credito è scarso e vengono venduti un minor numero di autoveicoli, l’industria ha bisogno di reinventare se stessa di fronte alla nascente rivoluzione verde.
C’è inoltre un elemento nuovo: i consumatori diventando sempre più astuti, stanno diventando più esigenti e stanno prediligendo prodotti “essenziali”, andando oltre l’estetica del design fine a se stesso. Questo è un segno di maturità in quanto i consumatori cercano prodotti che offrono la funzionalità, per contribuire alla loro visione di una vita migliore. Vi è una crescente avversione del design fine a se stesso quando il mondo non può più permettersi questi eccessi.
Insomma, sembra che un processo di cambiamento sia stato avviato…non si sa ancora verso cosa e molto lentamente, ma che si stia cambiando…
L’idea di andare verso emissioni zero – la spinta verso l’elettrico – non è nata ieri, ma oltre un decennio fa, promossa da pianificatori allora considerati degli idealisti e poco ascoltati (quando non boicottati dai colossi petroliferi). Come sempre, l’idea è stata ripresa solo tardivamente dai grandi imprenditori di settore. La corsa verde è iniziata, con i tre grandi marchi di Detroit e quelli asiatici ed in particolare quelli giapponesi già proiettati verso la serie dei plug-in ibridi che saranno presenti per le strade degli Stati Uniti a partire dal 2010, o quando debutteranno anche i primi veicoli elettrici per il mercato di massa, la cui uscita è prevista in Giappone per il 2009. L’Europa, con le ultime leggi sul pacchetto clima, sembra più intenta a mediare i vari disaccordi dell’industria automobilistica (attraverso basse sanzioni) e a limitare le perdite dei posti di lavoro (senza peraltro consigliare dei piani di investimento alternativi) piuttosto che guardare al medio-lungo periodo e rendersi protagonista della svolta, nonostante che i veicoli elettrici e a basse emissioni siano in procinto di rappresentare la maggioranza delle grandi flotte aziendali e tra pochi anni prodotti normalmente presenti sul mercato e a basso costo.
L’industria automobilistica è agli albori della sua prima vera rivoluzione da quando Henry Ford inventò il primo autoveicolo con motore a scoppio. Ma il futuro elettrico che porrà fine al vecchio modo di produrre motori non nascerà dal mercato: non sarà più sufficiente progettare un buon prodotto, al giusto prezzo e con una brillante campagna di marketing per avere successo. Le industrie automobilistiche dovranno prendere in considerazione modi per collaborare con gli enti locali, i governi, i costruttori di infrastrutture ed i fornitori di energia, per offrire una soluzione verde che funzioni realmente per tutti.
Con le auto elettriche si ridefinirà l’intero concetto di mobilità, influenzando il modo in cui le case e le città verranno costruite. Tuttavia, la rivoluzione dell’auto da sola non basta a fare un mondo più sostenibile e meno inquinato. Resta da vedere se l’enorme quantità di energia che sarà necessaria può essere pulita all’origine, invece di essere generata delle centrali elettriche a carbone. Ma dal momento che l’automobile rappresenta quasi il 30 per cento delle emissioni mondiali di CO2, sembra evidente che questo settore debba essere il punto di partenza nella lotta contro l’energia prodotta da industrie inquinanti.
Come in ogni rivoluzione, ci sono molte sfide da superare. L’industria ha bisogno di convincere i consumatori a lasciare le loro vecchie abitudini per delle nuove, ad avventurarsi al di là del loro comfort abituale e di riconfigurare i loro sogni per il futuro. Ha bisogno di costruire una nuova progettualità relativa a tutto il settore della mobilità cittadina, nazionale ed internazionale, stabilire nuove partnership e nuovi attori da invitare a partecipare al gioco della progettazione del futuro. E al contempo il consumatore ha bisogno di convincere se stesso della propria forza e capacità di deviare il mercato verso prodotti meno impattanti e più sostenibili, attraverso scelte maggiormente consapevoli.
Le prime automobili elettriche ad uso di massa dovrebbero essere disponibili entro pochissimi mesi. Sapranno questi nuovi veicoli essere abbastanza convincenti e credibili da uscire dalla nicchia e sedurre le masse? Questo resta da vedere, anche perché attualmente la differenziazione del mondo automobilistico è in realtà solo apparenza, si basa sul lavoro dei designer e dei pubblicitari. Ma oggi sta emergendo una nuova figura professionale: il designer essenziale, che è un po’ come l’art director di agenzie di pubblicità negli anni 1980. La sua missione è quella di rendere il prodotto convincente, farne il preferito in tutti gli aspetti: funzionale, emotivo ed estetico. Per fare ciò in modo convincente, sarà necessaria una perfetta conoscenza delle nuove tipologie di motore ed i desideri del cliente, anche se inespressi. Questo richiederà la capacità di interpretare l’infinito flusso di informazioni in un credibile, coerente e creativo concetto che si traduce poi in sviluppo, progettazione e narrazione. E soprattutto sostenibilità e futuro.
La crisi è un’opportunità per cambiare, per andare avanti e non rimanere ancorati al passato. In futuro la gente avrà ancora bisogno di automobili, ma fatte in modo diverso: più agili, più leggere, più rispettose dell’ambiente e dell’essere umano. Esse saranno probabilmente più incentrate sul loro reale utilizzo. Perché proprio una grande limousine per spostarsi da soli in città o di un SUV per andare al mercato? Mostreranno una ridefinizione estetica e racconteranno una storia diversa ai consumatori. Questa sarà meno muscolosa, fatta meno di potenza e dimensioni (status) e verterà più sull’intelligenza del consumatore, l’integrazione, la flessibilità e le sue virtù. Il piacere della mobilità non sarà dimenticato, ma rinnovato.
In breve tempo, le stazioni di servizio e il loro odore familiare potrebbero diventare solo un ricordo. Lo stesso varrà per il rumore del motore ruggente, che ancora spinge a mille l’adrenalina di alcuni. L’automobile è finalmente entrata nell’era del plug-in.
Le industrie automobilistiche che non sfrutteranno in positivo questa rivoluzione di costumi e necessità saranno destinate a morire e scomparire. E forse qualcuno potrà iniziare a sognare una città felice dove con il suo lieve frusciare il flusso del traffico renderà tutto più accogliente e vivibile.
Ti potrebbe interessare anche:
- La California etichetta le auto
- La svolta americana: un ‘New deal’ verde con limiti alle emissioni e auto più efficienti
- Eco-incentivi sull’auto: una foglia di fico piccola piccola
- GM e Chrysler, innovazione o morte.
- Riduzione CO2, obiettivo raggiungibile? Non in Italia
- Industria dell’auto: dove sta il futuro?
- E le case automobilistiche europee, cosa aspettano?
- La svolta americana: un ‘New deal’ verde con limiti alle emissioni e auto più efficienti
- Obama e l’aria compressa
- ANDREA BOCELLI, CHE INCANTO!

