Tavolaccio. Da due anni, il Sotteatro vive secondo il monito nicciano: “Vedi, non c’è nessuna ricompensa!” – secondo il concetto della “virtù che dona”, per questi spartachisti – di cui ho già parlato altrove – che non agiscono, ovvero non portano, heideggerianamente, a termine quanto hanno iniziato a fare: dunque sono negli atti che compiono. Come quello che va in scena stasera. Tavolaccio, si. Perché non è certo dal teatro che si parte. Né dal Teatro. Ma dal tavolaccio. La crudeltà prima di ogni crudeltà (artaudiana o no) si trova lì. Le tavole scricchiolano. Borbottano. Resistono al passo. Sono prima del passo e dopo del passo. Seguono e sono seguite, direbbe Derrida. Lasciano una traccia. Ma la traccia di ché? O di chi? Di chi vi ha recitato sopra? Del pubblico che ha ascoltato lo scricchiolio? O di chi è passato senza lasciare traccia? Niente di tutto questo. La [...]
Articolo aggregato da savinomauro@gmail.com (Mauro Savino)
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